Comune di San Michele Mondovì
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I PRODOTTI DELLA NOSTRA TERRA

L’ intrattenimento a tavola è occupazione interessantissima…
(Giacomo Leopardi da "Lo Zibaldone" 6 luglio 1826)


In questa pagina vogliamo ricordare alcuni prodotti della nostra zona e le migliori ricette per poterli gustare. Non è un sito di cucina perché ne esistono altri migliori e più dettagliati; il nostro intento è quello di recuperare alcune ricette antiche per contribuire alla rivalutazione della nostra cucina che è da sempre buonissima, semplice, genuina ed economica, esattamente come i prodotti della nostra terra. Le ricette che proponiamo derivano da numerose fonti e conoscenze personali ma le migliori ci sono state "regalate" da mamme, zie e nonne che a loro volta le hanno imparate dalle loro mamme, zie e nonne .....e la storia si perde lontano nel tempo.


IL CASTAGNO


Nome comune:
Castagno
Nome scientifico: Castanea sativa


Originario dell’Europa meridionale, dell’Asia Minore e dell’Africa settentrionale, in Italia il Castagno vive in tutte le regioni nella fascia collinare e sub-montana, fino a 900-1.000 metri di quota. Favorito nella sua diffusione già dagli Antichi Romani il castagno veniva chiamato "albero del pane" e per secoli il suo frutto, la castagna, è stato l'alimento base dei popoli che hanno abitato queste colline e montagne. Ancora oggi, nei castagneti rimasti, possiamo leggere le storie, la vita, i duri sacrifici di chi ci ha preceduto ma in questi ultimi decenni, per il progressivo spopolamento della montagna, questi monumenti storici stanno progressivamente scomparendo. Accudire i castagni è un lavoro difficile e faticoso e anche se la tecnologia ha dato qualche aiuto, molto viene ancora fatto a mano. La maggior parte del raccolto è destinato alle industrie che producono farina di castagna e molto poco viene consumato fresco da quei pochi estimatori che ne sanno ancora apprezzare il gusto. La produzione delle castagne secche si sta ormai molto ridimensionando; aumentano le importazioni di castagne già essiccate da altri paesi e pochi sono quelli che ancora le lavorano con il sistema antico.
Sarebbe veramente un delitto perdere un regalo così grande che la natura ci ha fatto.
 

I FAGIOLI


Nome comune: Fagiolo
Nome scientifico:
Phaseolus vulgaris


Il fagiolo è una pianta della famiglia delle leguminose originaria dell'America centrale. Fu importato a seguito della scoperta delle Americhe in Europa, dove esistevano unicamente fagioli di specie appartenenti al genere Vigna, di origine subsahariana: i fagioli del genere Phaseolus si sono diffusi ovunque soppiantando il gruppo del mondo antico, in quanto si sono dimostrati più facili da coltivare e più redditizi (rispetto al Vigna la resa per ettaro è quasi doppia).
Il fagiolo viene coltivato per i semi, raccolti freschi (fagioli da sgranare) o secchi, oppure per l'intero legume da mangiare fresco (i fagiolini). Le varietà a ciclo vegetativo più lungo sono seminate in aprile, quelle a ciclo più breve (le quarantine) in estate. Nel caso dei fagioli rampicanti è necessaria la palatura, ossia la collocazione di sostegni.
Esistono più di 500 varietà di fagioli; i più conosciuti sono i cannellini, i borlotti, i bianchi di Spagna e i fagioli dall'occhio.

 
LE PATATE



Nome comune:
Patata
Nome scientifico:
Solanum Tuberosum

La patata (Solanum tuberosum) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle solanacee, originaria del Perù, della Bolivia, del Messico e del Cile e portata in Europa nel XVI secolo.
Non si conoscono varietà spontanee né si sa da quale specie originaria di Solanum si sia originata la patata edule.
L 'origine della coltivazione della patata in Italia pare abbia inizio nelle montagne delle Alpi ed Appennini. Sappiamo ormai bene che la patata una volta scoperta, dopo la conquista del Sud America da parte degli spagnoli, ebbe un lungo periodo d'oblio di quasi due secoli, prima del grande sviluppo alla fine del XVIII secolo. Sono però interessanti alcune teorie che fanno riportare l'introduzione della patata a Genova nel 1584 dai Carmelitani Scalzi, provenienti dalla Spagna; da qui, fino al 1650, la diffusione nelle vallate piemontesi e nel 1665 il primo indizio scritto del viaggio delle patate in Germania (nel Palatinato) attraverso i Valdesi (v. G.Biadene, 1996, Storia della Patata in Italia). Effettivamente le montagne possono essere state le aree di primo sviluppo della coltivazione della patata, in quanto la specie che probabilmente era stata importata apparteneva alla S.tuberosum ssp. andigena più adatta alla coltivazione nelle zone ad altitudine elevata, come nel suo centro di origine. E' certo che la patata in montagna ha rappresentato una buona alternativa alimentare alle normali pietanze normalmente utilizzate a quell'epoca: segale, grano saraceno, fagioli, qualche rapa e crauti.

   
IL CAVOLO


Nome comune:
Cavolo verza
Nome scientifico:
Brassica oleracea

Di origine antichissima, il cavolo verza (Brassica oleracea var. sabauda) è coltivato soprattutto nelle regioni centro-settentrionali d'Italia.
E' una pianta biennale con radice fittonante non molto profonda, possiede fusto eretto, di lunghezza raramente superiore ai 30 centimetri.
Il cavolo era considerato sacro dai Greci mentre i Romani lo utilizzavano per curare le più svariate malattie. Ottimo rimedio contro lo scorbuto, era l'alimento dei marinai durante i lunghi viaggi in mare.
È una delle verdure più benefiche: è un naturale rimedio contro l'ulcera, depura l’organismo, favorisce le cicatrizzazioni ed è un ottimo coadiuvante nelle cure contro acne, anemia, ansia, asma, artrosi, diabete.

 
I PORRI


Nome comune:
Porro
Nome scientifico:
Allium porrum


Il porro è una pianta erbacea facente parte, con la cipolla e l'aglio, delle Alliaceae una famiglia del gruppo delle Liliaceae.
Di questa specie non è stata identificata la forma selvatica e pertanto non ci sono notizie sicure sulla sua zona di origine che è comunque la regione mediterranea.
Alcuni studiosi ipotizzano un’origine celtica risalente a 3.000 anni A.C. ma di certo il porro era coltivato nell’antico Egitto già 2.000 anni prima di Cristo, come testimoniano alcuni geroglifici.
Attraverso i secoli la coltivazione del porro si espande all’area greco - romana e diversi autori antichi citano questa pianta (Plinio la descrive come “porrum” dei Romani).
Il Porro fa parte di quel ristretto gruppo di piante che, nel Medioevo, hanno contribuito a risolvere il problema alimentare durante le ricorrenti carestie e pestilenze che a quei tempi infierivano sulle popolazioni.
Il porro è usato come ortaggio. Per la coltivazione vengono impiegate differenti varietà del porro noto in Italia (Allium porrum var. ampeloprasum sinonimo di Allium porrum).
La parte edule è rappresentata dalla parte terminale delle foglie (la parte bianca),mentre viene comunemente scartata la parte verde delle stesse foglie.
Una specie affine Allium ampeloprasum var. kurrat chiamato comunemente kurrat è coltivato e diffuso in Egitto e Medio Oriente. Viene largamente utilizzato nella cucina araba e maghrebina.

 
IL PANE


Una bella forma di pane rustico
 

Quando è nato il pane? Il pane esiste da quando esiste l’uomo e lo dimostra il fatto che nelle caverne degli uomini primitivi sono stati ritrovati dei chicchi di cereali. Come li utilizzavano? Probabilmente frantumati e mescolati ad acqua. Ecco fatto l’antenato del pane.
Nell’antico Egitto crescevano numerosi tipi di cerali e gli egizi, fra tante piante, scelsero il frumento come base della loro alimentazione. I chicchi di frumento venivano pestati, setacciati e mescolati ad acqua. La pasta così ottenuta veniva cotta su pietre e solo più tardi comparvero i primi forni in argilla.
Il pane lievitato è più soffice e digeribile ma in quale modo fu scoperto il lievito? Le ipotesi sono molte ma non è escluso che sia stato scoperto per caso. Chissà, magari qualcuno rovesciò per sbaglio della birra nell’impasto? Forse qualcuno riuscì a cuocere l’impasto solo il giorno dopo e scoprì che il sapore era diverso? Non importa, da quel giorno in poi il pane lievitato fu preferito agli altri.
Andando avanti nel tempo si scopre che i greci raggiunsero una grande abilità nella preparazione del pane che condivano con olio, latte, pepe, vino, miele o erbe aromatiche.
Per il pane gli antichi romani utilizzavano il farro (da cui deriva la parola farina) e conoscevano due diversi tipi di lievito: uno era fatto con il miglio mescolato al vino dolce e lasciato a fermentare per un anno, l’altro con crusca di frumento lasciata a macero per tre giorni nel vino dolce e poi fatta essiccare al sole. Le macine fatte di pietra di lava venivano fatte ruotare grazie allo sforzo degli schiavi o degli animali.
Durante l’Impero romano Vitruvio inventò un mulino ad acqua che macinava i chicchi di cereali ma la sua invenzione si diffuse solo più tardi in Francia dove vennero costruiti otto mulini mossi contemporaneamente da un forte getto d’acqua.
Nel IX e X non era facile trovare farina e pane perché i campi erano stati abbandonati durante le invasioni barbariche. Il pane del contadino era fatto con poca farina e molta crusca e spesso venivano utilizzati cereali meno pregiati come il miglio.
Nei secoli XVII e XVIII vi furono lunghi periodi di carestia. Il pane e la farina  erano razionati e nei periodi più critici e difficili furono diffusi alcuni trattati in cui si consigliava alla gente di sostituire la farina con altre sostanze vegetali come la farina di ghiande. In Italia il grano venne sostituito dal mais e i contadini si nutrivano di polenta e rape, che grattugiavano e mescolavano a farina di segale e serviva per fare un pane povero.
Con i fertilizzanti chimici l’agricoltura ha cominciato a produrre una quantità sempre maggiore di frumento e cereali e la preparazione del pane si è evoluta con gli anni differenziandosi a seconda delle zone di produzione.
Dovunque venga ora prodotto (ogni regione ha il suo tipo di pane) questo bene prezioso merita grande rispetto ed è per questo motivo che le ricette sono state scelte soprattutto per utilizzarne anche gli avanzi.

 
I FUNGHI


Nome comune:
Fungo porcino
Nome scientifico:
Boletus Edulis


Pare che già nella preistoria l’ uomo conoscesse ed utilizzasse i funghi ci sono infatti notizie di ritrovamenti nei resti di palafitte preistoriche.
Non sappiamo in quale modo l'uomo primitivo riuscisse a distinguere quelli pericolosi ma sicuramente l'esperienza e l'istinto erano i soli mezzi di cui disponeva.
Il primo autore a parlarne dettagliatamente fu Plinio il Vecchio che nella sua grande opera "Naturalis historia" dedica qualche capitolo ai funghi. Conosce la tossicità di alcune specie e ne indica altre come commestibili. La sua conoscenza si fonda su esperienze popolari e consiglia vari rimedi in caso di avvelenamento: dall'origano allo sterco di pulcino disciolto nell'aceto.
Gli antichi romani ne celebravano la bontà mettendoli sullo stesso piano dei tordi, dei beccafichi e delle ostriche ma già molti secoli prima i funghi erano chiamati in Cina "cibo degli Dei" ed avevano un posto d'onore anche sulle mense degli antichi Egizi e dei Babilonesi.
I funghi sono stati accusati di vari delitti: della morte di Clemente VII e di Carlo VI.
Pare che anche Britannico sia passato a miglior vita con l' aiuto dei funghi e che l’imperatrice Agrippina abbia anticipato la dipartita del diletto sposo, l’imperatore Claudio, con l’ ausilio di un piatto di Ammanita Cesarea condita con un potente veleno.
Cibo gustosissimo ma da trattare con cautela, i funghi hanno accompagnato la vita dell'uomo e anche se in qualche caso ne hanno accorciato la durata, sicuramente l'hanno resa più piacevole.
Le specie mortali o seriamente pericolose sono fortunatamente poche in proporzione alla grande varietà di famiglie esistenti. La loro conoscenza è indispensabile per evitare guai, così come la perfetta conoscenza di quelli che intendiamo cucinare. In caso di dubbio è meglio lasciare i funghi dove si trovano.

 
IL CONIGLIO

Un bellissimo coniglietto: grazioso, morbido e accattivante ma, purtroppo per lui, anche molto saporito.

Il coniglio è un animale fondamentale nella cucina piemontese ed è tuttora allevato in tutte le cascine. È cucinato in cento modi diversi.
Con il termine coniglio si definisce un gruppo di animali appartenente alla famiglia dei leporidi, anche se il termine viene spesso usato per indicare la singola specie del coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus).
Si distinguono dalle lepri per varie caratteristiche: ad esempio, appena nati i piccoli conigli sono privi di pelo, hanno gli occhi chiusi e sostanzialmente dipendono in modo totale dai genitori. I conigli, tranne quelli del gruppo coda di cotone, hanno l'abitudine di vivere in gallerie scavate nel terreno. I conigli, insieme con le lepri e i pica, costituiscono l'ordine dei Lagomorfi.
E' un animale estremamente prolifico: nel 1859 in Australia vennero introdotti 24 conigli da parte di Thomas Austin. Oggi ve ne sono all'incirca 300 milioni.
Suggerimento per chi ama gli animali: tenetelo come animale da compagnia; nel Regno Unito, per esempio, è l'animale domestico al terzo posto per popolarità.
 
IL POLLO


Un bel galletto con le sue mogli.


Si perde nella notte dei tempi e in mille ipotesi, la storia del pollo. Ad avviarla potrebbe essere stato un abitante della giungla, il gallo rosso, ancora presente, allo stato selvatico, nel Sudest asiatico. A raccontare i primi allevamenti sono invece geroglifici di 5000 anni fa, che lo descrivono già come risorsa alimentare nei primi villaggi stanziali.
Gli ultimi 5000 anni di storia riservano uno strano destino a questo fiero animale: prima utilizzato nei combattimenti, poi venerato come un dio e utilizzato nei sacrifici, per finire infine sulle tavole dei ricchi, e anche qui con alterne fortune. Fino ad oggi quando, noncurante di secoli di storia, c’è ancora chi lo considera un animale dalle carni povere.
Ma la storia del pollo è soprattutto storia di cucina. E di ricette. Ad iniziare dagli antichi Romani che lo consideravano una pietanza prelibata, riservando grande cura all’allevamento e nella scelta del mangime. Il pollo, naturalmente, era il protagonista solo delle cucine patrizie, per i ceti più bassi un semplice miraggio.

Anche la faraona era nota già agli antichi romani, anche se molto meno diffusa del pollo. Questa gallina, conosciuta come "gallina Africana" o "gallo della Numidia", è citata anche nelle pagine degli antichi scrittori latini. Varrone nel Rerum rusticarum ne parla come di una specie rara a Roma, specie talmente rara nell'Urbe, da essere venduta a caro prezzo. Sempre Varrone racconta che alla faraona veniva riservato un trattamento speciale: più che nelle cucine, per fini gastronomici, addirittura si trovava nei salotti, come animale da compagnia.
La storia corre, le abitudini cambiano, ma alcune si tramandano. Dal XIV secolo le tavole abbondano di polli e pollastri in brodo o ripieni, conditi con salse o cucinati nelle più svariate ricette, alcune delle quali arrivate fino a noi. È del maestro Martino, ad esempio, la prima preparazione del pollastro arrosto all’arancia.

Suggerimento per chi ama gli animali: mangiate verdura, allevate un galletto e tenetelo come sveglia, non sbaglia un colpo (qualche problema per regolarlo sull' ora legale).
 
 
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